La comunità cristiana, in queste ore, ricorda con affetto e gratitudine la figura del Prof. Avv. Emmanuele Emanuele, spentosi a Roma alla vigilia del suo novantesimo compleanno. La sua scomparsa ci invita non solo a commemorare un uomo di straordinaria statura intellettuale e civile, ma a riflettere sul significato di una vita spesa per il bene comune, un concetto profondamente radicato nella nostra fede. La sua esistenza, ricca di impegni accademici, istituzionali e filantropici, risuona come una testimonianza concreta di come i talenti ricevuti possano essere messi a frutto per gli altri. In un tempo in cui il individualismo sembra spesso prevalere, la sua storia ci parla di un diverso modo di intendere il successo: non come fine a se stesso, ma come strumento di servizio.
La sua appartenenza a illustri ordini cavallereschi cristiani, come il Sovrano Militare Ordine di Malta e l'Ordine del Santo Sepolcro, non fu per lui semplice adesione formale, ma espressione di un impegno vissuto. Questi ordini, da secoli, incarnano l'ideale del cristiano che serve nella società, proteggendo i deboli e custodendo i luoghi santi. La sua opera, in particolare come Ambasciatore presso l'UNESCO, ci ricorda che la fede può e deve dialogare con le istanze culturali e sociali del mondo, portando un contributo unico e prezioso.
“Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio.” (1 Pietro 4:10, NR06)
I talenti moltiplicati: cultura, economia e solidarietà
Nato a Palermo nel 1937, Emmanuele Emanuele è stato un uomo dai molti talenti, che ha saputo coltivare e mettere in dialogo tra loro. Professore universitario di Scienza delle Finanze in prestigiose atenei, avvocato, economista: il suo sapere non rimase chiuso nelle aule accademiche. Le sue numerose pubblicazioni, da Stato e cittadino. La rivoluzione necessaria a Il terzo pilastro. Il non profit motore del nuovo welfare, dimostrano una costante ricerca di soluzioni per il bene della società, esplorando il ruolo dell’impresa, del non profit e delle fondazioni.
Questa profonda competenza nel campo finanziario ed economico fu da lui considerata non solo una professione, ma una vocazione. Per un cristiano, l'economia e la finanza sono ambiti cruciali della vita sociale, dove si gioca la dignità della persona, la giustizia e la cura del creato. Il suo insegnamento e i suoi scritti sembrano suggerire che un'economia sana non può prescindere da una solida etica e da una visione dell'uomo come essere relazionale, chiamato alla comunione.
Il non profit come vocazione cristiana
Particolarmente significativo è stato il suo impegno nel settore non profit, che lui stesso definì “il terzo pilastro” del nuovo welfare. Questa visione va ben oltre la filantropia intesa come semplice atto di carità occasionale. Per Emanuele, il non profit rappresentava un “dovere civico”, un modo strutturale e professionale per rispondere ai bisogni della comunità. Questa prospettiva trova un forte eco nella dottrina sociale della Chiesa, che parla di sussidiarietà e di quella “carità sociale e politica” di cui ha spesso parlato Papa Francesco.
La sua presidenza e amministrazione in importanti realtà imprenditoriali e fondazionali gli permisero di tradurre questa convinzione in azioni concrete. In questo, possiamo vedere un'applicazione moderna della parabola dei talenti: i suoi doni intellettuali, organizzativi e relazionali furono moltiplicati attraverso istituzioni che, si spera, continuano a operare per il bene comune, sostenendo la cultura, la ricerca e l'assistenza.
“A ciascuno, infatti, è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune.” (1 Corinzi 12:7, CEI 2008)
Una fede che informa la vita: lezioni per oggi
La vita di Emmanuele Emanuele, con le sue molteplici sfaccettature, ci offre spunti preziosi per la nostra riflessione di credenti nel mondo contemporaneo. In primo luogo, ci ricorda che la fede non è un compartimento separato dell'esistenza, ma una luce che deve informare ogni nostra scelta, anche quelle professionali e civiche più complesse. Che siamo insegnanti, operai, impiegati o imprenditori, siamo chiamati a vivere la nostra vocazione specifica come un servizio.
In secondo luogo, la sua attenzione al “terzo pilastro”, il non profit, è un monito contro la tentazione di delegare tutto allo Stato o al mercato. La comunità cristiana è per sua natura una comunità di servizio, dove ciascuno è chiamato a farsi prossimo. Le parrocchie, le associazioni, le opere caritative sono l'espressione viva di questo mandato. La sua visione del dovere civico ci sprona a chiederci: come possiamo, nel nostro piccolo, essere amministratori più responsabili dei beni, del tempo e delle competenze che Dio ci ha affidato?
Infine, il suo profilo ecumenico è un esempio per la nostra piattaforma. Pur essendo una figura profondamente radicata nella tradizione cattolica, il suo servizio in ordini e istituzioni a carattere internazionale e il suo dialogo con il mondo della cultura parlano un linguaggio universale, quello del bene comune, accessibile e condivisibile da tutti i cristiani e da tutti gli uomini di buona volontà.
Per una riflessione personale
Mentre rendiamo grazie a Dio per la vita e le opere del Prof. Emmanuele Emanuele, siamo invitati a una pausa di esame di coscienza. La parabola dei talenti (Matteo 25:14-30) ci interpella direttamente. Quali sono i talenti – le competenze, le risorse, le relazioni, il tempo – che il Signore ha posto nelle mie mani? Li sto custodendo per paura, seppellendoli nella terra della mia routine e della mia indifferenza? Oppure, pur con le mie fragilità, sto cercando di farli fruttificare per il bene della mia famiglia, della mia comunità parrocchiale, della società in cui vivo?
La sua idea della filantropia come “dovere civico” ci sfida a superare la logica del dono occasionale e sentimentale per abbracciare un impegno più strutturato, continuativo e intelligente. Forse non saremo chiamati a presiedere fondazioni internazionali, ma possiamo certamente trovare il nostro modo, umile e concreto, per essere quel “terzo pilastro” di sostegno e di speranza per chi ci è accanto. In un mondo affamato non solo di pane, ma di significato e di fraternità, la nostra fede vissuta nel quotidiano può essere il talento più prezioso da mettere in circolo.
“Tutto quanto fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.” (Colossesi 3:17, CEI 2008)
Preghiamo perché l’esempio di servizio di questo nostro fratello nella fede ci ispiri e ci guidi, e perché il Signore, nella sua misericordia, lo accolga nella luce del suo volto. E chiediamoci, in questa settimana: quale piccolo, concreto passo posso compiere per amministrare meglio il talento della mia vita a servizio degli altri?
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