In un tempo segnato da conflitti e divisioni, c'è chi non si arrende. Rappresentanti di oltre ottanta organizzazioni israelo-palestinesi si sono riuniti a Tel Aviv per il terzo 'People peace summit', ribadendo che l'attuale tregua deve essere l'ultima guerra. La coalizione 'It's time' (È ora) riunisce ebrei e arabi, israeliani e palestinesi, uniti da un sogno comune: la pace. Non una pace astratta, ma fondata su giustizia e diritti reciproci.
Come cristiani, siamo chiamati a essere operatori di pace, seguendo l'esempio di Gesù che ha abbattuto il muro di separazione (Efesini 2:14). La Scrittura ci ricorda: 'Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio' (Matteo 5:9, CEI 2008).
Il cammino della pace: sfide e opportunità
Il summit si svolge in un momento cruciale: mancano meno di sei mesi alle elezioni israeliane del 27 ottobre, e il governo attuale è il più a destra nella storia di Israele. Tuttavia, gli organizzatori non si lasciano scoraggiare. Raluca Ganea, fondatrice di Zazim, movimento civico arabo-ebraico, afferma: 'La pace non matura da un giorno all'altro, richiede un processo. Noi siamo decisi a portarlo avanti, con pazienza e determinazione'.
Il primo passo è mostrare all'opinione pubblica che esiste un ampio settore mobilitato per la pace. Non un concetto vago, ma un accordo politico che ponga fine all'occupazione e permetta la nascita di uno Stato palestinese accanto a quello israeliano. 'Non può esserci un Medio Oriente stabile senza una soluzione giusta per la questione palestinese', sottolinea Ganea.
Il ruolo della società civile
La società civile è spesso la prima a pagare il prezzo dei conflitti, ma anche la più resiliente nel costruire ponti. Organizzazioni come Zazim, Standing Together e altre lavorano quotidianamente per creare dialogo e cooperazione. Il summit ha previsto dialoghi, performance e conferenze per coinvolgere un pubblico ampio.
Il Salmista ci invita a 'cercare la pace e perseguirla' (Salmo 34:14, NR06). Questo è un compito che riguarda ogni credente, ovunque si trovi.
Una prospettiva cristiana sulla pace
La Bibbia non è estranea ai conflitti, ma offre una visione di riconciliazione. In Cristo, Dio ha riconciliato il mondo con sé (2 Corinzi 5:18-19). Come ambasciatori di riconciliazione, siamo chiamati a portare speranza anche nelle situazioni più difficili.
Il conflitto israelo-palestinese tocca corde profonde per i cristiani, che vedono in Terra Santa la culla della loro fede. Pregare per la pace di Gerusalemme (Salmo 122:6) non è un optional, ma un impegno spirituale.
Un appello all'azione
Mentre il mondo guarda spesso con rassegnazione, 'It's time' ci ricorda che il cambiamento è possibile. Ognuno di noi può contribuire: informandosi, pregando, sostenendo organizzazioni di pace, e promuovendo dialogo nelle proprie comunità.
Il profeta Isaia annuncia un tempo in cui 'forgeranno le loro spade in vomeri' (Isaia 2:4, CEI 2008). Quel tempo può iniziare oggi, se abbiamo il coraggio di sognare e agire.
Riflettiamo: cosa possiamo fare, nel nostro piccolo, per essere strumenti di pace? La pace non è solo un sogno, ma una responsabilità che Dio ci affida.
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