Nella periferia di Nairobi, l'autostrada sopraelevata si snoda come un nastro d'asfalto sospeso tra il cielo e la terra. Da un lato, offre una vista mozzafiato sulla città che si estende all'orizzonte; dall'altro, separa fisicamente chi può permettersi il pedaggio da chi resta intrappolato nel caos del traffico quotidiano. Questa infrastruttura, costruita dalla China Road and Bridge Corporation e inaugurata nel 2022, rappresenta una delle tante opere realizzate dalla Cina in Kenya negli ultimi anni.
Ma cosa significa realmente per la popolazione locale? Mentre i veicoli sfrecciano veloci sulle corsie sopraelevate, sotto di esse la vita continua al ritmo di sempre: venditori ambulanti, moto-taxi e bambini che giocano tra i piloni di cemento. Come disse il re Salomone: «La ricchezza non giova nel giorno dell'ira, ma la giustizia salva dalla morte» (Proverbi 11,4). Un invito a riflettere su cosa sia veramente importante per una comunità.
Il costo della modernità
L'autostrada di Nairobi è costata circa 600 milioni di dollari, finanziati per lo più da prestiti cinesi. Il pedaggio, pari a circa 10 dollari per un viaggio completo, equivale allo stipendio giornaliero di molti lavoratori kenioti. Per James, un autista di moto-taxi intervistato nei pressi di Westlands, «è bella da vedere, ma io non posso permettermela. Quello di cui abbiamo bisogno sono fogne funzionanti e scuole meno affollate».
Questa situazione solleva interrogativi profondi: a chi giovano realmente queste infrastrutture? La Bibbia ci mette in guardia: «Guai a voi che aggiungete casa a casa e unite campo a campo, finché non vi sia più spazio» (Isaia 5,8). Il progresso non dovrebbe mai diventare un privilegio per pochi, ma un beneficio per tutti.
Un debito che pesa sulle future generazioni
Secondo l'economista David Ndii, il problema non è solo il costo del pedaggio, ma il modello di sviluppo stesso. «Il denaro parte da una banca cinese, arriva a un'impresa cinese che usa macchinari e manodopera cinese. Non esistono obblighi di trasferimento di competenze o partnership locali». La Cina è oggi il principale creditore dell'Africa, con circa 150 miliardi di dollari prestati. In Kenya, Pechino detiene circa il 50% del debito estero.
Il Salmo 127,1 ci ricorda: «Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori». Un monito a valutare se le fondamenta di queste opere siano solide non solo dal punto di vista ingegneristico, ma anche sociale ed etico.
Una cattedrale nel deserto?
L'autostrada è stata descritta come una «cattedrale nel deserto», ma forse è più simile a un monumento alla disuguaglianza. Mentre i kenioti più abbienti possono godere di un viaggio veloce e confortevole, la maggioranza della popolazione resta esclusa. Gesù stesso ci ha insegnato: «A chiunque è stato dato molto, molto sarà richiesto» (Luca 12,48). Le grandi opere richiedono grande responsabilità.
La Chiesa in Kenya, attraverso la sua voce profetica, ha più volte sollevato il tema della giustizia sociale. Il cardinale John Njue, arcivescovo emerito di Nairobi, ha dichiarato: «Lo sviluppo deve avere un volto umano. Non possiamo accettare progetti che aumentano il divario tra ricchi e poveri». Un richiamo che risuona con le parole del profeta Amos: «Piuttosto scorra il diritto come acqua, e la giustizia come un torrente perenne» (Amos 5,24).
Verso un futuro più equo
La storia dell'autostrada di Nairobi ci interroga come cristiani e come cittadini del mondo. Ci spinge a chiederci: quali sono le priorità per lo sviluppo di una nazione? Come possiamo garantire che i benefici delle infrastrutture raggiungano tutti, specialmente i più vulnerabili?
La risposta non è semplice, ma la Parola di Dio ci offre una bussola. In Matteo 25,40, Gesù dice: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me». Ogni decisione politica ed economica dovrebbe essere valutata alla luce di questo principio: serve ai poveri? Promuove la giustizia?
Forse, invece di costruire autostrade che dividono, potremmo investire in strade che uniscono, in scuole che formano, in ospedali che curano. Come scrive l'apostolo Paolo: «Ciascuno non cerchi l'interesse proprio, ma anche quello degli altri» (Filippesi 2,4).
«Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla» (Salmo 23,1). Che questa certezza ci guidi nel costruire un mondo dove nessuno sia lasciato indietro.
Riflessione finale
Cari fratelli e sorelle, la prossima volta che vedrete un'opera imponente, fermatevi un momento. Chiedetevi: chi ne trae beneficio? Chi ne paga il prezzo? E, soprattutto, come possiamo, nel nostro piccolo, contribuire a un progresso che sia veramente umano? La fede ci chiama a essere sale e luce, anche nelle scelte economiche e sociali. Che il Signore ci conceda saggezza per discernere e coraggio per agire.
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