Il grido della terra: la canzone di un sacerdote per la visita di Papa Leone XIV

Fuente: EncuentraIglesias Editorial

«Si sta terra putesse parlà, alluccanno dicesse ca nun ce 'a fa cchiù…». Con queste parole, cariche di pathos, don Mimmo Iervolino, sacerdote e cantautore della diocesi di Nola, ha dato voce a un grido che sale dalla terra martoriata della Campania. Il brano, intitolato "Si sta terra", è stato scelto dal vescovo Antonio Di Donna per essere ascoltato da Papa Leone XIV durante la sua visita ad Acerra, sabato 23 maggio. Un'occasione unica per portare all'attenzione del Santo Padre la drammatica realtà della Terra dei fuochi, un territorio segnato da decenni di inquinamento, sversamenti illegali e roghi tossici.

Il grido della terra: la canzone di un sacerdote per la visita di Papa Leone XIV

Don Mimmo, che esercita il suo ministero a Faibano di Camposano, a pochi chilometri da Nola e Acerra, conosce bene il grido della sua gente. Da anni, attraverso la sua musica, unisce fede e impegno sociale, denunciando le ingiustizie e dando speranza a chi soffre. Il suo canto non è solo una denuncia, ma anche un atto di amore verso una terra che continua a sanguinare per colpa dell'uomo.

La Terra dei fuochi: una ferita aperta

La Terra dei fuochi è una vasta area della Campania, compresa tra le province di Napoli e Caserta, tristemente nota per lo smaltimento illecito di rifiuti tossici e per i roghi che da anni devastano il territorio. Le conseguenze sono state disastrose: terreni contaminati, falde acquifere inquinate e un aumento allarmante di malattie tumorali tra la popolazione. La Chiesa locale, da sempre in prima linea, ha alzato la voce contro questo scempio, sostenendo le comunità colpite e chiedendo giustizia.

Il brano di don Mimmo coglie perfettamente questo sentimento di sofferenza e di speranza. Come leggiamo nel Salmo 137, «Sui fiumi di Babilonia, là sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion». Anche qui, la terra piange, ma non è sola: c'è ancora chi la ascolta e chi lotta per lei.

«Se questa terra potesse parlare, gridando direbbe che non ce la fa più… Se questa terra potesse sentire che c'è ancora chi la sente, chi le vuole bene, riprenderebbe fiato e anche colore, aspettando che passi questo tempo di dolore.»

Fede e impegno sociale: il messaggio di don Mimmo

Don Mimmo non è nuovo a questo tipo di iniziative. Il suo percorso pastorale è stato segnato da un forte impegno per la giustizia sociale, in continuità con l'opera di don Peppino Gambardella, noto come "il prete degli operai". Il suo canto vuole essere un richiamo alla responsabilità di tutti: cittadini, istituzioni e Chiesa stessa. Come afferma il profeta Isaia, «Il Signore vi darà il pane dell'angoscia e l'acqua della tribolazione» (Isaia 30,20), ma anche una speranza che non muore.

La canzone, composta quattro anni fa per il circolo Laudato si' di Pomigliano d'Arco, è diventata un inno di speranza per molti. Il titolo stesso, che in italiano significa "Se questa terra", richiama l'enciclica di Papa Francesco, che ha posto al centro della riflessione cristiana la cura del creato. Papa Leone XIV, nel suo pontificato, ha più volte ribadito l'urgenza di tutelare l'ambiente e di ascoltare il grido dei poveri e della terra.

Un messaggio di speranza per il futuro

Nonostante la durezza della denuncia, il brano di don Mimmo non è privo di speranza. Al contrario, la speranza è il filo conduttore che lega ogni strofa. La terra, pur ferita, può rinascere se trova chi la ama e se ne prende cura. È un invito a non arrendersi, a credere che il tempo del dolore passerà. Come scrive San Paolo ai Romani, «La creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Romani 8,21).

La visita del Papa ad Acerra è un segno di vicinanza e di attenzione verso questa terra sofferente. Ma è anche un richiamo a tutti noi: siamo chiamati a essere custodi del creato, non padroni. La terra parla, grida, e noi dobbiamo ascoltarla.

Conclusione: un invito all'azione

La canzone di don Mimmo Iervolino ci ricorda che la fede non può restare chiusa tra le mura delle chiese, ma deve farsi strada nelle strade, nelle piazze, nei campi contaminati. È un invito a non rimanere indifferenti di fronte alle ingiustizie e a lavorare insieme per un futuro più giusto e sostenibile.

Ti invitiamo a riflettere: come possiamo, nel nostro piccolo, essere voce per chi non ha voce? Come possiamo prenderci cura della terra che Dio ci ha affidato? Forse, come suggerisce don Mimmo, possiamo iniziare ascoltando il grido silenzioso di chi soffre e agendo con amore e responsabilità.


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Preguntas frecuentes

Chi è don Mimmo Iervolino?
È un sacerdote e cantautore della diocesi di Nola, noto per il suo impegno sociale e ambientale. Ha scritto il brano "Si sta terra" per denunciare la situazione della Terra dei fuochi.
Cosa significa 'Terra dei fuochi'?
È un'area della Campania tra Napoli e Caserta, segnata da decenni di smaltimento illegale di rifiuti tossici e roghi, con gravi conseguenze per la salute e l'ambiente.
Quale messaggio porta la canzone di don Mimmo?
La canzone esprime il grido della terra martoriata, ma anche la speranza che, se c'è chi la ama e se ne prende cura, possa rinascere. È un invito alla responsabilità e all'azione.
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