Cina, il divieto di accesso dei minori in chiesa: una riflessione sulla libertà religiosa

Fuente: EncuentraIglesias Editorial

In molte chiese della Cina, ormai da tempo, compare un avviso che lascia sconcertati: «Ingresso vietato ai minori». Una misura che le autorità presentano come una normale procedura amministrativa per la tutela dei bambini, ma che in realtà solleva profonde domande sulla libertà religiosa e sul diritto di ogni cittadino, anche il più piccolo, di avvicinarsi alla fede. Papa Leone XIV, durante l'Angelus di domenica scorsa, ha invitato tutti i fedeli a pregare per la Chiesa in Cina, ricordando le difficoltà che i cristiani cinesi affrontano ogni giorno. Tra queste, l'applicazione sempre più rigida del divieto di partecipazione dei minori alle attività religiose colpisce nel cuore la vita delle famiglie e delle comunità.

Cina, il divieto di accesso dei minori in chiesa: una riflessione sulla libertà religiosa

La Costituzione cinese e i diritti dei bambini

L'articolo 36 della Costituzione della Repubblica Popolare Cinese stabilisce che «i cittadini godono della libertà di credo religioso». La legge non specifica un'età minima per esercitare questo diritto. I minorenni sono cittadini a tutti gli effetti, eppure nella pratica vengono esclusi dai luoghi di culto. Un bambino che desidera entrare in chiesa per pregare, ascoltare gli inni o semplicemente stare in silenzio viene fermato sulla porta. Questo contrasto è difficile da comprendere: gli stessi bambini possono entrare in centri commerciali, navigare su Internet senza filtri e frequentare luoghi di intrattenimento, ma non possono varcare la soglia di una chiesa. La domanda sorge spontanea: cosa c'è di così pericoloso in un bambino che siede tranquillamente in chiesa?

Una misura discriminatoria

Il divieto, sebbene presentato come una misura di protezione, appare discriminatorio. Colpisce tutte le fedi, ma è particolarmente pesante per le comunità cristiane, dove la partecipazione dei bambini alla messa domenicale è un elemento centrale della vita di fede. Gesù stesso, nei Vangeli, ha mostrato un atteggiamento di accoglienza verso i più piccoli: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio» (Marco 10,14, CEI 2008). La Chiesa ha sempre considerato i bambini non solo come il futuro, ma come parte attiva del presente della comunità.

Le conseguenze per le famiglie cristiane

Per molte famiglie, l'impossibilità di portare i figli in chiesa significa dover scegliere tra la propria fede e la cura dei bambini. Alcuni genitori sono costretti a lasciare i figli a casa, rinunciando alla messa domenicale. Altri, invece, rischiano sanzioni o multe per aver violato il divieto. Questa situazione crea un clima di tensione e paura, che mina la libertà religiosa non solo dei singoli, ma dell'intera comunità. Un sacerdote cinese, in una riflessione pubblicata da AsiaNews, ha espresso il suo sconcerto: «Un bambino che vuole solo ascoltare gli inni sacri o dare un'occhiata alla Bibbia: che cosa c'è di così pericoloso?»

«Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Egli mi ristora» (Salmo 23,1-2, CEI 2008).

La fede è un nutrimento per l'anima, e i bambini hanno bisogno di essere guidati verso il vero, il bene e il bello. Impedire loro l'accesso alla chiesa significa privarli di una fonte di pace e di valori fondamentali.

Un appello alla preghiera e alla solidarietà

Di fronte a questa situazione, la comunità cristiana mondiale è chiamata a non rimanere in silenzio. La preghiera per la Chiesa in Cina, come ha chiesto Papa Leone XIV, è un gesto concreto di solidarietà. Ma è anche importante informarsi e sensibilizzare l'opinione pubblica. La libertà religiosa è un diritto umano universale, sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, e riguarda ogni persona, indipendentemente dall'età. Come cristiani, siamo chiamati a difendere i più deboli e a promuovere una società in cui ogni bambino possa crescere nella fede e nella conoscenza di Dio.

Un invito alla riflessione

Chiudiamo con una domanda per il lettore: cosa possiamo fare, nel nostro piccolo, per sostenere i fratelli e le sorelle in Cina che lottano per il diritto di vivere la loro fede in famiglia? La preghiera è il primo passo, ma non l'unico. Possiamo informarci, parlare con la nostra comunità, e sostenere iniziative di aiuto alla Chiesa perseguitata. Ogni gesto conta, perché la fede è un dono che va condiviso, e nessun bambino dovrebbe essere privato della possibilità di incontrare Gesù.


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