Nel mondo di oggi, spesso vediamo una tendenza a scegliere quali cause sostenere e quali ignorare, basandoci su affinità politiche, religiose o culturali. Questa selettività, però, contrasta con il messaggio centrale del Vangelo: l'amore incondizionato per ogni essere umano. Gesù ci insegna a guardare oltre le nostre preferenze e a riconoscere il valore di ogni persona, indipendentemente dalla sua origine o fede.
La recente attenzione mediatica sulle critiche mosse alla Malaysia per la sua presunta doppia morale sui diritti umani ci offre uno spunto di riflessione. Mentre il paese si schiera a favore dei musulmani in Medio Oriente, viene accusato di silenzio sulle violazioni in Myanmar e contro gli uiguri in Cina. Come cristiani, siamo chiamati a una coerenza più profonda, che non faccia distinzioni di fronte alla sofferenza.
La Bibbia ci parla di giustizia senza confini
La Scrittura è ricca di esempi che ci spingono a un amore senza barriere. Nel libro del Levitico, Dio comanda:
«Amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore» (Levitico 19:18, CEI 2008).Questo comandamento non specifica chi sia il prossimo: include lo straniero, il diverso, il nemico stesso.
Gesù, nella parabola del buon samaritano, rompe ogni schema di esclusività. Il samaritano, considerato estraneo e nemico, diventa esempio di chi sa farsi prossimo. Come leggiamo in Luca:
«Va' e anche tu fa' lo stesso» (Luca 10:37, CEI 2008).Siamo quindi chiamati a superare ogni pregiudizio e a tendere la mano a chiunque soffra, ovunque si trovi.
La coerenza morale come testimonianza
La doppia morale denunciata in Malaysia non è solo un problema politico, ma tocca il cuore della nostra fede. Se da un lato sosteniamo i cristiani perseguitati in alcuni paesi, dall'altro possiamo chiudere gli occhi di fronte a ingiustizie simili commesse da governi che ci sono più vicini o con cui abbiamo interessi comuni. Questa incoerenza danneggia la nostra testimonianza e offusca la luce del Vangelo.
Paolo ci esorta a «non conformarci a questo mondo, ma trasformarci rinnovando il nostro modo di pensare» (Romani 12:2, NR06). Essere coerenti significa allineare le nostre azioni e parole al cuore di Dio, che non fa favoritismi. Significa anche essere pronti a riconoscere i nostri errori e a chiedere perdono quando cadiamo nella selettività.
Il silenzio che grida: quando non parlare è complice
Il silenzio di fronte alle ingiustizie è spesso una forma di complicità. La Bibbia ci ammonisce:
«Salva quelli che sono trascinati alla morte, e quelli che stanno per essere uccisi, non trattenerti!» (Proverbi 24:11, NR06).Ogni cristiano ha il dovere di alzare la voce per chi non ha voce, indipendentemente dalla loro religione o etnia.
Nel contesto malese, il silenzio sulle violenze contro i Rohingya e gli uiguri contrasta con le forti dichiarazioni a sostegno dei palestinesi. Come seguaci di Cristo, dobbiamo chiederci: la nostra compassione è selettiva? Preghiamo per tutte le vittime di persecuzione, senza distinzione? Il nostro impegno per la giustizia deve essere universale, come l'amore di Dio.
L'esempio della Chiesa primitiva
La prima comunità cristiana era composta da persone di diverse culture e provenienze. In Atti, vediamo come i credenti condividevano tutto e si prendevano cura gli uni degli altri, senza discriminazioni.
«E tutti coloro che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune» (Atti 2:44, CEI 2008).Questo modello di solidarietà radicale sfida la nostra tendenza a dividere il mondo in “noi” e “loro”.
Come vivere la coerenza cristiana oggi
Non possiamo risolvere tutte le ingiustizie del mondo, ma possiamo iniziare da piccoli passi concreti. Ecco alcuni suggerimenti pratici:
- Informarsi: leggere fonti affidabili sulle persecuzioni in diverse parti del mondo, senza limitarsi a quelle che confermano le nostre opinioni.
- Pregare: intercedere regolarmente per i cristiani perseguitati e per tutte le vittime di violenza, nominando gruppi specifici come i Rohingya e gli uiguri.
- Sostenere organizzazioni cristiane che operano a livello globale, come Porte Aperte o Aiuto alla Chiesa che Soffre, che assistono i perseguitati senza discriminazioni.
- Parlare: condividere con la propria comunità le storie di chi soffre, incoraggiando una risposta di preghiera e azione.
Una sfida per la nostra fede
La coerenza morale richiede umiltà e coraggio. Dobbiamo riconoscere che anche noi, come individui e come chiese, possiamo cadere nella doppia morale. Ma la grazia di Dio ci offre sempre un nuovo inizio. Lasciamoci interpellare dallo Spirito Santo per diventare strumenti di giustizia e amore per tutti.
Conclusione: un invito all'azione
Carissimo lettore, oggi ti invito a riflettere: c'è qualche situazione in cui hai taciuto di fronte a un'ingiustizia per paura o indifferenza? Come puoi, a partire dalla tua vita quotidiana, testimoniare un amore che non fa distinzioni?
«Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati» (Matteo 5:6, CEI 2008).Che il nostro desiderio di giustizia ci spinga a cercare il bene di tutti, senza confini.
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