A Cuba la vita quotidiana è diventata una lotta per la sopravvivenza. I blackout elettrici si allungano sempre più, la connessione internet è un lusso per pochi, e beni essenziali come cibo, medicine e carburante scarseggiano. Gli ospedali, un tempo vanto dell'isola, sono al collasso: mancano ossigeno e farmaci di base. La gente è sempre più povera, e la "libreta", il sistema statale di distribuzione alimentare, offre sempre meno prodotti. In questo scenario, le parrocchie e la Caritas si stanno trasformando in un vero e proprio salvagente sociale, distribuendo cibo e aiuti a chi non ha più nulla.
Le cause di questa crisi sono molteplici: da un lato l'embargo americano, dall'altro un sistema di corruzione interna che crea paradossi incredibili. Nelle zone turistiche come Varadero si trovano prodotti americani ed europei, mentre negli ospedali ci sono reparti a pagamento per stranieri e ai cubani viene chiesto di portare da casa anche una semplice aspirina. La tanto celebrata eccellenza sanitaria cubana si traduce nell'invio di medici all'estero, ma due terzi dei loro stipendi vengono trattenuti dal governo.
La voce di chi ha vissuto la crisi
Don Pietro Pigollo, missionario fidei donum a Cuba dal 2016 al 2021 nella parrocchia di Santo Domingo, diocesi di Santa Clara, conosce bene questa realtà. Oggi vicario del clero diocesano di Genova-Chiavari, torna ogni anno sull'isola. "Quello che si può auspicare per il futuro di Cuba è un vero cambiamento verso un sistema democratico con libere elezioni, accompagnato da un aiuto internazionale autenticamente umanitario: un sostegno che serva davvero a rialzare il Paese e il suo popolo, non a mantenerlo dipendente o sotto nuove forme di controllo", afferma don Pigollo.
La missione interdiocesana delle diocesi di Genova-Chiavari e Savona è presente a Cuba da 21 anni. "Le parrocchie stanno diventando un punto di riferimento per molti cubani – continua il missionario –. Non solo per il cibo, ma anche per la speranza. La fede è l'unica cosa che non viene mai razionata".
La Bibbia parla al cuore di chi soffre
In momenti come questi, le parole del Salmo 34 risuonano con particolare forza: "Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato, egli salva gli spiriti affranti" (Salmo 34,19). La Chiesa cubana, attraverso le sue opere di carità, è chiamata a essere segno tangibile di questa vicinanza divina. Anche il profeta Isaia ci ricorda: "Spezza il tuo pane con l'affamato, introduci in casa i miseri, i senza tetto" (Isaia 58,7).
Una speranza che non si arrende
Nonostante le difficoltà, la Chiesa cubana non si ferma. I volontari della Caritas e i parroci si impegnano ogni giorno per portare sollievo materiale e spirituale. "Vediamo tanta sofferenza, ma anche tanta solidarietà – racconta don Pigollo –. I cubani sono un popolo forte, che sa condividere anche quel poco che ha". In un contesto di minacce di intervento armato, la comunità cristiana continua a pregare per la pace e a lavorare per il bene comune.
Cosa possiamo fare noi?
Come cristiani, siamo chiamati a non dimenticare i nostri fratelli e sorelle di Cuba. Possiamo sostenere le missioni e le organizzazioni umanitarie che operano sull'isola, pregare per la loro situazione e informarci sulle ingiustizie che vivono. "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli" (Matteo 5,3). Questa beatitudine ci ricorda che il Regno di Dio è vicino a chi soffre, e che noi possiamo esserne strumenti.
Ti invitiamo a riflettere: come puoi essere, nella tua quotidianità, un segno di speranza per chi è nel bisogno? Anche un piccolo gesto può fare la differenza.
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