Il 21 settembre 2026 segna un anniversario significativo per la Guardia di Finanza italiana: cinquanta anni dalla conclusione del servizio di un ufficiale di complemento, un traguardo che unisce memoria personale e celebrazione istituzionale. Questa data, però, non è casuale: coincide con la festa liturgica di San Matteo, apostolo ed evangelista, che dal 1934 è il patrono del Corpo. Per i credenti, questo legame offre l'opportunità di riflettere sul significato profondo del servizio, della conversione e della giustizia.
La Guardia di Finanza, con la sua duplice missione di polizia economico-finanziaria e di forza armata, trova in San Matteo un modello ideale. Egli era un pubblicano, un esattore delle tasse, considerato peccatore e collaborazionista dai suoi contemporanei. Eppure, Gesù lo chiamò proprio mentre era seduto al banco delle imposte, trasformando la sua vita in un esempio di redenzione e dedizione. Come scrive l'evangelista Matteo nel suo Vangelo: «Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì» (Matteo 9,9, CEI 2008).
Questa chiamata improvvisa e radicale risuona in modo particolare per chi opera nelle istituzioni: ogni giorno, i finanzieri sono chiamati a lasciare la loro “zona di comfort” per servire il bene comune, con onestà e coraggio. La festa del patrono diventa così un momento per rinnovare l'impegno personale e comunitario, unendo la preghiera alla riflessione sul proprio ruolo nella società.
Il significato del patronato di San Matteo
La scelta di San Matteo come patrono della Guardia di Finanza non è solo una tradizione devozionale, ma ha radici profonde nella storia e nella spiritualità cristiana. Il Corpo fu istituito nel 1774 con il nome di “Legione truppe leggere”, e solo nel 1934 Papa Pio XI proclamò ufficialmente San Matteo suo protettore. Da allora, ogni anno il 21 settembre si celebra una messa solenne nelle caserme e nei comandi, durante la quale i comandanti ricordano l'esempio del santo.
San Matteo, prima di essere apostolo, era un pubblicano al servizio dell'Impero romano. Il suo lavoro lo rendeva impopolare e sospetto, ma la sua conversione dimostra che nessuno è escluso dalla grazia di Dio. Per i finanzieri, questo è un messaggio potente: anche in un ruolo che può sembrare “impopolare” come il controllo fiscale e la lotta all'evasione, si può vivere una vocazione cristiana, fatta di giustizia e misericordia.
La Bibbia ci ricorda che «il Signore ama il giusto e non abbandona i suoi fedeli» (Salmo 37,28, CEI 2008). Questo versetto può essere un faro per chi opera nelle forze dell'ordine: la fedeltà al dovere, anche quando è difficile, è una forma di fedeltà a Dio.
Un modello di conversione e servizio
La storia di Matteo è una delle più toccanti dei Vangeli. Egli non solo lasciò tutto per seguire Gesù, ma mise la sua esperienza di scrittura al servizio della predicazione, diventando l'autore del primo Vangelo. Per i membri della Guardia di Finanza, questo duplice aspetto – la conversione personale e la dedizione al servizio – è un invito a non separare mai la propria fede dalla professione.
In un mondo dove spesso si contrappongono etica e lavoro, San Matteo ricorda che è possibile essere cristiani integerrimi anche in contesti complessi. Come diceva San Giovanni Paolo II, «la giustizia senza misericordia è crudeltà; la misericordia senza giustizia è distruzione». Questo equilibrio è il cuore della missione della Guardia di Finanza: far rispettare la legge con umanità.
La celebrazione del 2026: un ponte tra passato e futuro
L'anniversario del 2026 non è solo una ricorrenza personale, ma un'occasione per tutta la comunità cristiana di ringraziare per il servizio di chi ha dedicato la vita alla tutela della legalità. In molte diocesi italiane, il 21 settembre si terranno celebrazioni speciali, con messe presiedute dai vescovi e momenti di incontro tra militari e cittadini.
Per chi ha vissuto l'esperienza del servizio militare nella Guardia di Finanza, come l'ufficiale che ha concluso il suo incarico nel 1976, questo anniversario è un momento di nostalgia e gratitudine. I corsi per ufficiali di complemento, che formarono generazioni di finanzieri, sono stati sospesi con la fine della leva obbligatoria nel 2005, ma il loro spirito vive ancora in chi ha servito.
La Chiesa, in questo contesto, è chiamata a essere vicina a queste persone, offrendo sostegno spirituale e riconoscendo il valore del loro contributo. Come scrive San Paolo: «Rendete a tutti ciò che è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi l'imposta, l'imposta; a chi il timore, il timore; a chi l'onore, l'onore» (Romani 13,7, CEI 2008). Questo passo biblico è spesso citato nelle celebrazioni della Guardia di Finanza, perché sottolinea la legittimità dell'autorità civile e il dovere dei cristiani di collaborare al bene comune.
Conclusione: un invito alla preghiera e all'impegno
Cari lettori, mentre ci prepariamo a vivere questo anniversario, vi invitiamo a pregare per tutti gli uomini e le donne della Guardia di Finanza, perché il loro lavoro sia sempre guidato dalla giustizia e dalla carità. San Matteo interceda per loro, affinché possano essere, come lui, testimoni della luce di Cristo nei luoghi spesso oscuri della finanza e dell'economia.
Per chi ha servito o serve ancora, questo è un momento per ringraziare Dio per il dono della vocazione. Per tutti noi, è un'occasione per riflettere su come possiamo, nel nostro piccolo, essere “pubblicani” convertiti, mettendo i nostri talenti al servizio del prossimo. Che il Signore benedica la Guardia di Finanza e tutti coloro che operano per la giustizia e la pace.
«Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati» (Matteo 5,6, CEI 2008).
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