Coltivare con saggezza: la cura del creato tra fede e agricoltura sostenibile

Fuente: EncuentraIglesias Editorial

Carissima lettrice, carissimo lettore, in questi tempi di incertezza globale, dove le crisi si intrecciano e le risorse sembrano sempre più fragili, la nostra fede ci invita a guardare al creato con occhi nuovi. Non come a un semplice deposito da sfruttare, ma come a un giardino affidatoci da Dio, da coltivare con sapienza e rispetto. La recente crisi dei fertilizzanti, con le sue ripercussioni sulla sicurezza alimentare di tanti popoli, ci interpella profondamente. Ci chiede di riflettere sulla nostra responsabilità verso la terra e verso i fratelli e le sorelle che da essa dipendono per il pane quotidiano.

Coltivare con saggezza: la cura del creato tra fede e agricoltura sostenibile

Quando la scienza incontra la sapienza antica

In Sri Lanka, ricercatori dell'Università di Peradeniya stanno studiando con attenzione una pianta, la Crotalaria juncea, conosciuta localmente come 'sunn hemp'. Questa leguminosa possiede una qualità straordinaria: è in grado di arricchire naturalmente il suolo, fissando l'azoto presente nell'aria e restituendolo alla terra. In un momento in cui i fertilizzanti chimici scarseggiano a causa di complesse tensioni geopolitiche, questa pianta si offre come un possibile alleato per gli agricoltori, un mezzo per nutrire il terreno senza impoverirlo ulteriormente.

Questa non è una semplice notizia tecnica. È un invito a riscoprire un'armonia. La Genesi ci ricorda che Dio pose l'uomo nel giardino "perché lo coltivasse e lo custodisse" (Genesi 2,15 CEI 2008). Coltivare e custodire: due verbi che camminano insieme. La coltivazione senza custodia diventa sfruttamento; la custodia senza coltivazione rischia di essere sterile. Lo studio di piante come il sunn hemp sembra indicare una via per unire questi due aspetti: produrre il necessario, proteggendo al tempo stesso la vitalità del suolo per le generazioni future.

La logica del dono contro la logica del possesso

Papa Francesco, di venerata memoria, nella sua enciclica Laudato si', ci esortava a passare da una logica del dominio e del possesso a una logica della cura. Il suo successore, Papa León XIV, continua a richiamarci alla nostra vocazione di "custodi del creato". L'agricoltura sostenibile, che cerca soluzioni nella natura stessa piuttosto che solo nella chimica, incarna questa logica della cura. È un modo pratico di vivere il comandamento dell'amore, estendendolo alla casa comune che condividiamo.

La Bibbia è ricca di immagini agricole che parlano di pazienza, di attesa, di fiducia nella provvidenza di Dio e nella bontà della terra. Il Salmo 65 ci canta: "Visitasti la terra e la disseti, la ricolmi di ricchezze. Il fiume di Dio è gonfio di acque; tu prepari il frumento per gli uomini. Così prepari la terra" (Salmo 65,10-11 NR06). Il testo non parla di concimi industriali, ma di una relazione: Dio che visita, che disseta, e l'uomo che collabora a questa opera preparando la terra. Scegliere metodi che rispettano i cicli naturali è un modo per onorare questa relazione, riconoscendo che il frutto finale è sempre anche un dono.

"Il giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Libano; piantati nella casa del Signore, fioriranno negli atri del nostro Dio" (Salmo 92,13-14 CEI 2008).

Questa promessa di fioritura non è solo spirituale. Ci parla di una vita radicata, che trae forza da una fonte buona. Un terreno sano, ricco di vita microbica e di sostanze organiche, è come quella "casa del Signore" per le piante: un luogo dove possono mettere radici profonde e portare frutto abbondante e sano.

Verso un'agricoltura di comunione

Cosa significa tutto questo per noi, comunità cristiana ecumenica? Significa che la fede non si vive solo tra le mura di un tempio, ma si incarna nelle scelte quotidiane, anche in quelle che riguardano il cibo che portiamo in tavola e la terra che lo produce. Sostenere un'agricoltura rispettosa del creato è un atto di giustizia verso i poveri, i cui mezzi di sussistenza sono i più minacciati dalle crisi ambientali ed economiche, e verso le generazioni future, alle quali dobbiamo consegnare una terra abitabile.

Possiamo riflettere su alcuni punti pratici:

  • Informarsi e pregare: Prendere coscienza delle sfide della sicurezza alimentare nel mondo e portarle nella preghiera, chiedendo saggezza per i governanti e i ricercatori.
  • Scegliere con consapevolezza: Dove possibile, favorire l'acquisto di prodotti locali e da agricoltura biologica o sostenibile, che protegge la fertilità del suolo.
  • Valorizzare il piccolo: Anche chi ha solo un balcone può coltivare un'erba aromatica, imparando il ritmo della crescita e il rispetto per la vita della pianta.
  • Sostenere le missioni: Molte missioni cristiane nel mondo lavorano proprio per promuovere un'agricoltura sostenibile tra le comunità più vulnerabili. Sostenere questo lavoro è un modo concreto di vivere la carità.

Una riflessione per coltivare la speranza

La notizia dallo Sri Lanka sulla pianta del sunn hemp non è una soluzione magica, ma un segno. Un segno che la creazione, nella sua complessità, nasconde ancora molte risposte, se abbiamo l'umiltà di cercarle e la saggezza di applicarle. Ci ricorda che spesso le soluzioni più durature non vengono imposte alla natura, ma scoperte in collaborazione con essa.

Come cristiani, siamo chiamati a essere seminatori di speranza. In un mondo che spesso vede solo crisi e scarsità, la nostra fede ci dice che Dio ha dotato la sua creazione di una straordinaria capacità di rigenerazione e di abbondanza. Sta a noi, con intelligenza, amore e spirito di servizio, diventare collaboratori di questa abbondanza, per il bene di tutti i figli di Dio. Che possiamo essere, nelle nostre scelte, veri "custodi" del giardino che ci è stato affidato, coltivando non solo la terra, ma anche la giustizia, la pace e la fraternità che da una terra ben curata possono germogliare più copiosamente.


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