Lourdes, inverno del 1858. La Francia è ferita dalla povertà, dalla malattia, dalle tensioni sociali che seguono le rivoluzioni e l’industrializzazione. La fede popolare resiste, ma è spesso derisa dagli ambienti colti. È in questo scenario duro e disincantato che l’11 febbraio, in una grotta sporca e marginale chiamata Massabielle, una ragazza di quattordici anni vede ciò che nessuno si aspetta: una Signora vestita di bianco che sorride. Bernadette Soubirous non è un’eroina mistica. È povera, asmatica, malnutrita, analfabeta. Figlia di un mugnaio fallito, appartiene agli scarti della società. Proprio per questo la scelta di Lourdes appare, fin dall’inizio, come una provocazione evangelica. Le apparizioni – diciotto in tutto, tra febbraio e luglio – non si svolgono in un santuario, ma in un luogo di rifiuti, ai margini della città. E la Signora non parla subito. Sorride.
Questo sorriso è il primo elemento che distingue Lourdes da molte altre Apparizioni mariane nel mondo. Maria non entra in scena con messaggi drammatici o ammonimenti solenni. Sorride a una bambina che trema, che non capisce, che ha paura di essere presa in giro. È un sorriso che precede la parola, che crea relazione. E c’è un gesto, tra i più sorprendenti, che rivela il tono di tutta l’esperienza: quando Bernadette, obbedendo al parroco e diffidando di ciò che vede, spruzza la Signora con acqua benedetta, Maria non si offende. Ride. Il sorriso diventa riso. È il Cielo che si lascia “provare” dalla terra senza irrigidirsi, una teologia vissuta più che spiegata.
Il secondo tratto unico di Lourdes emerge non tanto nella Grotta, quanto dopo. È l’umiltà radicale di Bernadette. Non costruisce attorno a sé alcun ruolo. Non diventa centro di pellegrinaggi, non resta custode del luogo delle Apparizioni. Anzi, se ne va. Lascia Lourdes per entrare in convento a Nevers, dove vivrà una vita nascosta, segnata dalla malattia, dall’obbedienza e dall’incomprensione. Non tornerà mai più a Massabielle. E non vi tornerà nemmeno da morta. Il suo corpo, rimasto incorrotto nelle tre riesumazioni, è oggi esposto in una cappella laterale a Nevers, lontano dai grandi flussi. Qualcuno, nel tempo, ha pensato a una traslazione solenne a Lourdes, magari in cattedrale. Ma sarebbe un tradimento del suo spirito. Bernadette sapeva – e lo ripeteva – di essere solo “la scopa” che Dio aveva usato e poi rimesso al suo posto. Attorno alla Grotta, doveva risplendere una sola figura: la Vergine.
Lourdes, quanto mi è cara! Racconta lo stile di Dio. Maria sorride e non trattiene; Bernadette scompare e non rivendica. Non è possibile comprendere la spiritualità di Lourdes separando la Vergine da Bernardette. È una logica capovolta rispetto a quella del mondo. Qui i santi non occupano il centro della scena: lo liberano. La loro vita è come una fiaccola davanti al tabernacolo: brucia, consuma se stessa, fa luce. Non per essere guardata, ma per indicare la vera Luce.
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