Le periferie delle nostre città raccontano storie di abbandono e resilienza. Giovani come Olivia, 17 anni, di Ostia, descrivono realtà fatte di strade buie, treni che saltano e una mancanza di spazi dove incontrarsi senza dover pagare. «Vivere in periferia significa partire indietro e dover recuperare su tutto», ha detto durante la Biennale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza organizzata da Save the Children a Roma. Le sue parole, accolte da un lungo applauso, mettono in luce una verità scomoda: il luogo in cui si nasce determina ancora troppo spesso le opportunità future.
Questa disparità non è solo una questione sociale, ma anche spirituale. La Bibbia ci ricorda che ogni persona è creata a immagine di Dio (Genesi 1,27) e ha un valore intrinseco, indipendentemente dal contesto in cui vive. Purtroppo, le disuguaglianze educative e territoriali continuano a segnare la vita di troppi minori, come sottolineato dal presidente di Save the Children, Claudio Tesauro: «Il destino dei nostri bambini è il termometro della tenuta democratica del nostro Paese».
Una rete di relazioni: la risposta cristiana
Di fronte a queste sfide, la comunità cristiana è chiamata a essere lievito nella pasta, a costruire reti di sostegno che vadano oltre le leggi e i progetti. Non bastano interventi dall'alto: serve una presenza costante, fatta di ascolto e accompagnamento. L'apostolo Paolo ci esorta: «Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto» (Romani 12,15). Questo è il cuore del Vangelo: farsi prossimo, condividere la vita, specialmente con chi è ai margini.
Save the Children ha annunciato il sostegno a una proposta di legge per garantire spazi aggregativi nei quartieri più fragili. Ma la legge da sola non basta: occorre che le comunità locali, le parrocchie, le associazioni si facciano carico di creare luoghi di incontro e crescita. Il modello di Caivano, dove sono stati investiti 54 milioni di euro per rigenerare l'area, mostra che è possibile, ma richiede la collaborazione di tutti: istituzioni, associazionismo e cittadini.
L'esperienza di Caivano: un segno di speranza
Il sottosegretario Alfredo Mantovano ha indicato Caivano come esempio di rinascita. In meno di due anni, sono stati realizzati circa 50 interventi, tra cui la riapertura di un parco e la bonifica del campo sportivo. Il merito, ha detto, va anche all'associazionismo, che ha svolto un ruolo propositivo. Questo dimostra che quando la comunità si mobilita, i frutti si vedono. Il metodo Caivano è ora in fase di replica in altre otto aree urbane depresse.
Come cristiani, possiamo vedere in queste iniziative un riflesso del Regno di Dio: un luogo dove giustizia e pace si abbracciano. Gesù stesso ha iniziato il suo ministero nelle periferie della Galilea, annunciando la buona notizia ai poveri e agli emarginati (Luca 4,18). Oggi siamo chiamati a continuare quella missione, mettendo a disposizione le nostre risorse e il nostro tempo.
Il ruolo delle parrocchie e delle chiese locali
Le parrocchie e le chiese sono spesso il primo punto di riferimento nelle periferie. Offrono non solo sostegno materiale, ma anche spirituale. Creare spazi di aggregazione per i giovani, come centri giovanili o laboratori artistici, può fare la differenza. La Bibbia ci invita a non dimenticare l'ospitalità: «Non dimenticate l'ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo» (Ebrei 13,2).
In molte città, esistono già esperienze positive: oratori che diventano luoghi di incontro, corsi di musica e teatro, doposcuola gratuiti. Queste iniziative non solo tengono i ragazzi lontani dalla strada, ma li aiutano a scoprire i propri talenti e a sentirsi parte di una comunità. Come ha detto Olivia: «Non abbiamo molto, ma quel poco me lo tengo stretto. Come il diritto di stare qui oggi su questo palco». Ogni giovane ha diritto a un palco, a essere ascoltato e valorizzato.
Coinvolgere le famiglie e gli educatori
Non si può parlare di giovani senza coinvolgere le famiglie. Spesso i genitori sono sopraffatti dai problemi economici e non hanno tempo per seguire i figli. La Chiesa può offrire percorsi di sostegno alla genitorialità, gruppi di ascolto e aiuto concreto. Il Salmo 68,6 ci ricorda che «Dio dà una casa ai solitari». Siamo chiamati a essere quella casa, a creare relazioni stabili e affettuose.
Anche gli insegnanti e gli educatori hanno un ruolo chiave. Investire nella loro formazione significa investire nel futuro dei ragazzi. Progetti di mentoring e tutoraggio, magari in collaborazione con le università, possono aiutare i giovani a superare le difficoltà scolastiche e a sognare in grande.
Oltre le periferie fisiche: le periferie esistenziali
Papa Francesco, prima della sua scomparsa, parlava spesso delle periferie esistenziali: quelle persone che si sentono escluse, sole, senza speranza. Anche nei centri urbani più ricchi esistono periferie del cuore. Il Signore ci chiama a uscire dalle nostre comodità per incontrare chi soffre. Gesù non è rimasto nel tempio, ma è andato incontro ai lebbrosi, ai peccatori, ai disprezzati.
Oggi, con l'elezione di Papa Leone XIV, la Chiesa continua a essere segno di speranza per tutti. Il nuovo pontefice ha già espresso la volontà di proseguire il cammino di rinnovamento, mettendo al centro i poveri e gli ultimi. Come comunità cristiana, siamo invitati a sostenere questo impegno, ciascuno con i propri doni.
Un appello all'azione
Non possiamo restare indifferenti. Ognuno di noi può fare qualcosa: offrire il proprio tempo come volontario in un doposcuola, donare materiale scolastico, sostenere economicamente progetti per le periferie. La lettera di Giacomo ci mette in guardia: «A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha opere?» (Giacomo 2,14). La fede senza le opere è morta.
Invitiamo anche le istituzioni a continuare su questa strada. La proposta di legge di Save the Children è un passo importante, ma deve essere accompagnata da finanziamenti adeguati e da un monitoraggio costante. I sindaci, come Elena Carnevali di Bergamo, sono in prima linea e hanno bisogno del nostro sostegno.
Conclusione: una chiamata alla speranza
Le periferie non sono solo luoghi di disagio, ma anche di risorse preziose. Come ha detto Claudio Tesauro, «investire nelle periferie significa investire nel nostro Paese». Per noi cristiani, significa investire nel Regno di Dio. Ogni bambino, ogni adolescente che viene aiutato a crescere in un ambiente sano è una vittoria della speranza sulla rassegnazione.
Preghiamo affinché le nostre comunità siano sempre più accoglienti e solidali. E chiediamoci: cosa posso fare io, oggi, per costruire una rete che non lasci indietro nessuno? Forse è il momento di alzare lo sguardo, di uscire dalla nostra comfort zone e di tendere la mano a chi è ai margini. Come ci ricorda il Salmo 82,3: «Difendete il debole e l'orfano, fate giustizia all'afflitto e al povero».
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