Era il giorno dell'Ascensione del Signore quando la Basilica di Sant'Ambrogio a Milano si è riempita di fedeli per la chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione di don Luigi Giussani. Tra quella folla c'ero anch'io, spinto dalla gratitudine per un uomo che ha letteralmente travolto la mia esistenza. Non ero solo: accanto a me c'erano tanti altri, giovani e meno giovani, che come me considerano don Giussani un padre spirituale, anche se molti non lo hanno mai incontrato di persona. Una giovane ragazza, accanto a me, mi ha raccontato che era solo una bambina quando lui è morto, ma lo ha conosciuto attraverso amici incontrati all'università. La sua storia mi ha ricordato la mia.
Un incontro che risale a sessant'anni fa
Tutto è iniziato quando avevo quattordici anni, al primo anno di liceo. Un amico mi invitò a un incontro in oratorio e, con mia sorpresa, rimasi affascinato da una proposta cristiana che parlava direttamente al mio cuore. Era l'esperienza di Gioventù studentesca, il movimento iniziato da don Giussani dieci anni prima con i suoi studenti del Liceo Berchet di Milano, e che si era già diffuso in molte città italiane. Quell'incontro mi ha cambiato la vita.
Col tempo ho capito che ciò che mi era accaduto era lo stesso che era successo duemila anni fa ad Andrea e Giovanni, i primi discepoli che incontrarono Cristo. Di testimone in testimone, di generazione in generazione, quell'incontro era arrivato fino a me attraverso la mia famiglia e don Giussani.
Il fuoco che arde dentro
Se dovessi riassumere con una parola cosa è nato da quell'incontro, direi: un fuoco. Don Giussani ha acceso in me una fiamma che non si è mai spenta. Lui stesso ci ha insegnato a dare un nome a questo fuoco: «Cristo si è imbattuto nella mia vita, la mia vita si è imbattuta in Cristo proprio perché io imparassi a capire come Egli sia il punto nevralgico di tutto, di tutta la mia vita. È la vita della mia vita, Cristo».
Attraverso il suo sguardo, ho imparato a guardare la realtà con positività. Nel suo libro Il senso religioso, scrive: «La formula dell'itinerario al significato ultimo della realtà qual è? Vivere il reale. L'unica condizione per essere sempre e veramente religiosi è vivere sempre intensamente il reale, senza rinnegare nulla». Queste parole sono diventate una bussola per la mia vita.
Un'eredità che continua
Don Giussani ci ha lasciato un'eredità preziosa: la certezza che Cristo è il centro di tutto. Come dice San Paolo: «In lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra» (Colossesi 1,16). Questa consapevolezza non è una teoria astratta, ma un'esperienza concreta che trasforma il modo di vivere ogni giorno.
Oggi, mentre la Chiesa si prepara a riconoscere ufficialmente la santità di questo grande uomo, io posso solo ringraziare Dio per averlo incontrato. La sua vita e il suo insegnamento continuano a ispirare migliaia di persone in tutto il mondo, come me, a vivere la fede con gioia e passione.
Una domanda per te
E tu, hai mai incontrato qualcuno che ha cambiato radicalmente la tua vita? Forse un amico, un insegnante o un sacerdote? O forse è stata una lettura, un'esperienza, un momento di preghiera? Ti invito a fermarti un attimo e a ricordare: chi o cosa ha acceso in te il fuoco della fede? E come puoi, a tua volta, essere testimone di questo amore per gli altri?
«Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla» (Salmo 23,1)
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