Cristiani a Gerusalemme: tra sputi e violenze, la fede resiste

Fuente: EncuentraIglesias Editorial

Gerusalemme, la città tre volte santa, vive giorni di tensione crescente. Mentre le bandiere nazionali sventolano e i pellegrini sognano di camminare sulle orme di Gesù, i cristiani locali affrontano un'atmosfera di ostilità che si fa sempre più concreta. Non si tratta solo di episodi isolati: è un clima di persecuzione strisciante che colpisce religiosi, fedeli e persino i luoghi di culto. Secondo il rapporto del Rossing Center for Education and Dialogue, nel 2025 sono stati registrati 155 incidenti contro cristiani in Israele e a Gerusalemme Est, di cui 61 attacchi fisici, 52 contro proprietà ecclesiastiche, 28 molestie e 14 atti di vandalismo. E questi sono solo i casi denunciati.

Cristiani a Gerusalemme: tra sputi e violenze, la fede resiste

La Via Dolorosa, che ogni anno accoglie migliaia di pellegrini, è diventata teatro di umiliazioni quotidiane. Frati, suore e sacerdoti vengono presi di mira: sputi, insulti, spinte. «È un messaggio chiaro: la città non appartiene a tutti», ha dichiarato padre Nikon Golovko, rappresentante della missione ecclesiastica ortodossa russa. Un messaggio che ferisce il cuore della fede cristiana, che proprio a Gerusalemme ha le sue radici più profonde.

La cronaca di una persecuzione silenziosa

I numeri raccontano solo una parte della storia. Dietro ogni cifra c'è un volto, una comunità, una preghiera interrotta. John Munayer, del Rossing Center, spiega: «Gli aggressori affrontano punizioni minime, ammesso che la polizia intervenga. Questi episodi accadono in pieno giorno, non più ai margini». La sensazione di impunità alimenta un circolo vizioso: chi subisce spesso non denuncia, per paura di ritorsioni o per sfiducia nelle autorità.

Tra gli episodi più emblematici, c'è quello di un anziano frate francescano che ogni giorno percorre le strette vie del quartiere cristiano. «Se le toppe del mio saio venissero analizzate al microscopio, troverebbero il DNA di tre generazioni di israeliani», dice con amarezza. Il suo abito religioso è diventato un bersaglio: gli sputi mirano a colpire il drappo scuro che copre i sandali, quasi a voler cancellare ogni segno di presenza cristiana.

La risposta delle comunità cristiane

Di fronte a queste sfide, la Chiesa non si arrende. Le comunità cristiane di Gerusalemme, sia cattoliche che ortodosse, continuano a testimoniare la loro fede con coraggio. Papa Leone XIV, eletto nel maggio 2025, ha più volte espresso solidarietà ai cristiani della Terra Santa, invitando la comunità internazionale a non dimenticare la loro situazione. Anche il suo predecessore, Papa Francesco, scomparso il 21 aprile 2025, aveva fatto della pace in Medio Oriente una priorità del suo pontificato.

Le parole del Salmo 122 ci ricordano: «Pregate per la pace di Gerusalemme: siano sicuri quelli che ti amano» (Salmo 122,6). Una preghiera che oggi più che mai risuona con urgenza, mentre la città santa è lacerata da divisioni e violenze.

Le radici dell'ostilità

Per comprendere la situazione attuale, bisogna guardare al contesto più ampio. Il conflitto israelo-palestinese, le tensioni politiche e l'estremismo religioso alimentano un clima di sospetto e intolleranza. Secondo un sondaggio del Rossing Center, quasi la metà degli ebrei israeliani intervistati ritiene che «entrare in chiesa sia proibito» e una percentuale simile considera il cristianesimo «idolatria». Tra gli ultraortodossi haredi, il rifiuto è quasi unanime.

Questi dati rivelano una profonda ignoranza e pregiudizio che si traducono in atti di violenza. Ma la Chiesa non risponde con l'odio. Come insegna l'apostolo Paolo: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male» (Romani 12,21). I cristiani di Gerusalemme sono chiamati a essere testimoni di pace, anche quando la pace sembra lontana.

Il ruolo dei pellegrini e della comunità internazionale

I pellegrini che visitano Gerusalemme possono fare la differenza. La loro presenza è un segno di solidarietà e sostegno economico per le comunità cristiane locali. Ma è importante che i pellegrinaggi siano consapevoli: non solo visite ai luoghi santi, ma anche incontri con i cristiani che vivono lì, ascolto delle loro storie, preghiera condivisa.

La comunità internazionale, dal canto suo, deve esercitare pressione per garantire la libertà religiosa e la protezione delle minoranze. Gesù stesso ci ha insegnato: «Beati i miti, perché erediteranno la terra» (Matteo 5,5). Una beatitudine che oggi sembra una profezia da realizzare.

Un messaggio di speranza

Nonostante tutto, la fede cristiana a Gerusalemme non si spegne. Le chiese rimangono aperte, le campane suonano, le liturgie si celebrano. I cristiani locali, pur vivendo da perseguitati, continuano a essere sale e luce in una città che ha bisogno di riconciliarsi con la sua vocazione di casa per tutti i popoli.

Come scrive l'evangelista Giovanni: «La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno vinta» (Giovanni 1,5). Questa è la speranza che anima i cristiani di Gerusalemme: sapere che la luce di Cristo è più forte di ogni oscurità. E noi, lontani ma uniti nella fede, possiamo sostenerli con la preghiera e con gesti concreti di solidarietà.

Una riflessione per il lettore

Carissimo lettore, mentre riflettiamo su queste notizie, ti invitiamo a fermarti un momento. Hai mai pensato a cosa significhi essere cristiano in un luogo dove la tua fede è derisa e attaccata? Come possiamo, nel nostro piccolo, essere vicini ai nostri fratelli e sorelle di Gerusalemme? Forse possiamo iniziare con una preghiera: «Signore, dona pace a Gerusalemme e a tutti coloro che la abitano. Proteggi i cristiani perseguitati e dona loro la forza di testimoniare il tuo amore. Fa' che anche noi, nelle nostre città, possiamo essere strumenti di pace e riconciliazione. Amen».


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Preguntas frecuentes

Quanti cristiani vivono a Gerusalemme oggi?
La comunità cristiana a Gerusalemme è ormai una minoranza, composta da circa 10.000-15.000 fedeli, tra cui molti religiosi e suore. La loro presenza, seppur piccola, è storicamente e spiritualmente significativa.
Cosa dice la Bibbia sulla persecuzione dei cristiani?
Gesù stesso ha avvertito: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Giovanni 15,20). Ma ha anche promesso: «Beati voi quando vi insulteranno e vi perseguiteranno... perché grande è la vostra ricompensa nei cieli» (Matteo 5,11-12).
Come posso aiutare i cristiani perseguitati in Terra Santa?
Puoi pregare per loro, sostenere organizzazioni come il Rossing Center o la Chiesa locale con donazioni, e partecipare a pellegrinaggi consapevoli che includano incontri con la comunità cristiana. Anche diffondere la loro storia è un gesto importante.
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