Il 23 maggio 2026, come ogni anno, migliaia di persone hanno sfilato per le strade di Palermo per ricordare il giudice Giovanni Falcone e le vittime della strage di Capaci. Erano circa 8.000 i partecipanti, un fiume di bandiere e striscioni che da via Libertà ha raggiunto l'albero Falcone, simbolo di una memoria che non si spegne. Tra la folla, volti giovani e anziani si mescolavano: chi c'era quel giorno del 1992 e chi ancora non era nato. La memoria, come un ponte, ha unito esperienze e generazioni diverse.
Il corteo è stato anche un momento di forte espressione politica. Molti striscioni contestavano la commissione antimafia e il governo, mentre un gruppo di giovani ha realizzato un'installazione contro la presidente della Commissione nazionale antimafia, Chiara Colosimo. Lei stessa ha dichiarato: «Nulla di ciò che è stato fatto contro la mafia sarebbe stato possibile senza l'esempio di Falcone e Borsellino». Parole che hanno trovato eco anche nel leader del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, presente al corteo: «L'esempio di Falcone è indelebile. Dobbiamo rinnovare l'impegno contro la mafia, rimuovendo le norme che creano spazi di impunità».
In questo clima di tensione e speranza, la fede cristiana offre una prospettiva di pace e giustizia. Come ci ricorda la Scrittura: «Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati» (Matteo 5,6). La lotta alla mafia è anche una battaglia spirituale contro il male.
Lo Zen: periferia di speranza e resistenza
Tra le iniziative del 23 maggio, un evento particolare ha avuto luogo allo Zen, quartiere periferico di Palermo. L'incontro, dal titolo “Le stragi del 1992 tra storia, politica e memoria”, è stato organizzato dall'Università di Palermo nell'ambito del progetto “Ricuciamo Palermo”. Si è svolto nell'aula magna dell'istituto comprensivo intitolato a Giovanni Falcone, guidato dal preside Massimo Valentino, che ha trasformato la scuola in un avamposto di legalità e speranza.
Qui, studenti e cittadini hanno ascoltato testimonianze e riflettuto sul significato della memoria. La scuola, spesso in prima linea nella lotta alla mafia, diventa luogo di rinascita. È un segno che la speranza può germogliare anche nelle terre più difficili. La Bibbia ci esorta: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male» (Romani 12,21).
Il ruolo della comunità cristiana
Le chiese di Palermo hanno partecipato attivamente alle commemorazioni, offrendo momenti di preghiera e riflessione. La pastorale sociale ricorda che la fede non può restare chiusa in sacrestia, ma deve sporcarsi le mani con la realtà. «La fede senza le opere è morta» (Giacomo 2,26). In un contesto come quello palermitano, la chiesa è chiamata a essere sale e luce, denunciando le ingiustizie e promuovendo la giustizia.
Politica e memoria: un confronto necessario
Il corteo di quest'anno ha evidenziato divisioni politiche. Da un lato, la presidente Colosimo ha difeso il lavoro della commissione antimafia; dall'altro, Conte ha criticato le leggi che indeboliscono la lotta alla corruzione. Queste tensioni mostrano quanto sia complesso il cammino verso la giustizia. Tuttavia, al di là delle polemiche, resta fermo il messaggio di Falcone: la mafia si combatte con la cultura e l'impegno quotidiano.
Per il cristiano, la politica è una forma alta di carità. Come scrive san Paolo: «Ognuno sia sottomesso alle autorità costituite, perché non c'è autorità se non da Dio» (Romani 13,1). Ma questo non significa passività: il credente è chiamato a vigilare e a contribuire al bene comune.
Un esempio di impegno: il progetto “Ricuciamo Palermo”
L'iniziativa universitaria “Ricuciamo Palermo” merita attenzione. Nata per ricucire il tessuto sociale lacerato dalla criminalità, coinvolge studenti, insegnanti e associazioni. È un esempio concreto di come la cultura possa essere antidoto alla mafia. La Chiesa locale sostiene questi progetti, riconoscendo che l'educazione è via di liberazione.
Come dice il Salmo: «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla» (Salmo 23,1). Anche nelle periferie più difficili, Dio non abbandona il suo popolo.
Memoria e perdono: la prospettiva cristiana
La memoria delle vittime di mafia è sacra. Ma il cristiano è chiamato anche al perdono, senza dimenticare la giustizia. Perdonare non significa giustificare, ma spezzare la catena dell'odio. Gesù ci insegna: «Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano» (Matteo 5,44). È una sfida grande, ma possibile con la grazia di Dio.
In molte parrocchie palermitane, si organizzano veglie di preghiera per le vittime e per la conversione dei mafiosi. È un segno di speranza che il male non ha l'ultima parola.
Conclusione: un invito all'azione
Care lettrici e cari lettori, la memoria di Falcone e Borsellino ci interpella. Non basta ricordare: dobbiamo agire. Ognuno di noi, nel suo piccolo, può contribuire a costruire una società più giusta. Che sia denunciando un'ingiustizia, educando i figli alla legalità o partecipando alla vita della comunità.
Vi invitiamo a riflettere: come posso io, oggi, essere strumento di pace e giustizia? La fede ci sostiene in questo cammino. «Cercate il bene e non il male, e vivrete» (Amos 5,14). Che il Signore ci conceda la forza di non stancarci di fare il bene.
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